Cos’è l’acquaforte?

  1. Preparazione della lastra
  2. La morsura
  3. Inchiostrazione e stampa
  4. Le caratteristiche del segno
  5. Nuovi medium e sostenibilità
  6. Federica Galli
  7. Per approfondire

L’acquaforte è una tecnica di incisione indiretta che deve il suo nome all’acido che si utilizzava per incidere la lastra, l’acido nitrico, chiamato appunto acquaforte quando la tecnica è nata, a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento. Si pensa che la tecnica sia nata con lo scopo di decorare armi ed armature.

Preparazione della lastra

La lastra, che può essere di rame, ottone, zinco o altri metalli, viene lucidata, sgrassata e poi coperta interamente (fronte e retro) con una vernice, solitamente a base di bitume.
Una volta che la vernice è asciutta, utilizzando una punta si incidono i segni, non direttamente nella lastra ma nella vernice, andando così a scoprire il metallo.

La morsura

Completato il disegno la lastra viene messa a bagno in un acido o un sale, l’acido inciderà le parti di metallo esposte, creando i segni che poi stamperemo.

A seconda del tipo di metallo si possono usare diverse soluzioni: solfato di rame, il ferro cloruro o l’acido nitrico sono tra i mordenti più utilizzati.
Ogni acido a seconda della diluizione, di quanto è stato usato, o del metallo che andiamo ad incidere, ha dei tempi di morsura differenti. Per questo motivo andrebbero fatte delle prove di incisione per verificare l’effetto che avremo sulla lastra.

Si possono fare bagni più o meno lunghi, tra i quali è consigliato sciacquare la lastra per evitare che i residui dati dall’ossidazione si depositino nei segni incisi bloccando la morsura.
È possibile aggiungere anche dei nuovi segni o coprirne alcuni con la vernice bitumosa tra una morsura e la successiva per modificare il disegno o per ottenere segni di diversa intensità.

A morsura finita toglieremo la vernice con l’utilizzo un po’ di acquaragia o nitro su uno straccio, se l’incisione ci soddisfa possiamo bisellare i bordi della lastra e iniziare a stampare.

Inchiostrazione e stampa

L’inchiostrazione è simile a quella delle altre tecniche di stampa calcografica, in cui andiamo con una spatola a inchiostrare i segni, passeremo la tarlatana per togliere l’eccedenza e poi proseguiremo la pulizia con la carta velina (o le pagine gialle) ed eventualmente una pulizia al palmo con un po’ di bianco di Spagna.

A seconda di quanto sono incisi i segni potremo fare un numero più o meno alto di stampe.

Le caratteristiche del segno

A differenza della punta secca, dovendo incidere la vernice, e non direttamente la lastra, l’acquaforte permette di muovere la mano molto più liberamente e in maniera fluida, potendo così creare facilmente curve e tratti morbidi. Possiamo vederlo in questa acquaforte del 1638 di Rembrandt.

Adamo ed Eva Rembrandt van Rijn 1638 – Art Institute of Chicago

Nuovi medium e sostenibilità

Fino a pochi anni fa tempo fa gli acidi, le vernici e i solventi più utilizzati erano di tipo molto classico, tendenzialmente più pericolosi e inquinanti di quelli che si possono trovare oggi.
Ad esempio veniva utilizzato molto l’acido nitrico che durante la morsura produce un gas che se inalato è tossico, al suo posto negli ultimi decenni si è iniziato a preferire il solfato di rame e il ferro cloruro che producono solo piccole quantità di anidride carbonica durante la morsura, quindi molto più sicuri.
Per quanto riguarda i solventi, per sciogliere la cera delle lastre e l’inchiostro dopo la stampa, si è passati dal petrolio bianco all’acquaragia o all’olio di semi.
Anche per le vernici di protezione si sta facendo ricerca per delle alternative, c’è chi sperimenta con diversi tipi di vernici anche per il fai da te (che però spesso richiedono solventi per essere rimosse), cere e altre soluzioni.
Grazie all’interesse per l’ambiente e per la sicurezza degli stampatori si sta procedendo in una direzione di sperimentazione interessante, a tal proposito potete ascoltare una serie interessanti puntate di Via della Stamperia dedicate all’incisione sostenibile con ospiti Francesca Genna, Roberta Faoli De Lucia e Angelo Gallo. Cito spesso Via Della Stamperia nei miei articoli, forse vale davvero la pena ascoltarlo.

Federica Galli

Un’artista che sicuramente vale la pena di citare per quanto riguarda l’acquaforte è Federica Galli (1932-2009) conosciuta soprattutto per il suo lavoro sul tema degli alberi oltre ai passaggi urbani e rurali.
Vi consiglio di dare un’occhiata alle sue opere e alle iniziative organizzate dalla fondazione aperta in suo nome.

Federica Galli ritratta da Lorenza Salamon – Opera propria Ritratto dell’artista CC BY-SA 4.0

Per approfondire

Se vuoi saperne di più sull’acquaforte o sulla stampa d’arte in generale ecco alcuni libri che potrebbero piacerti.

Per approfondire l’argomento vi consigliamo tre libri:
Saper vedere la stampa d’Arte di Lorenza Salamon – Mondadori Arte è perfetto per chiunque voglia avvicinarsi alla stampa, non solo alla calcografia, è un manuale pratico e sintetico della maggior parte delle tecniche di stampa, perfetto per i neofiti.
Acquaforte e acquatinta di Ginevra Mariani, che fa parte di una serie di quattro volumi sulla grafica d’arte ideati dall’Istituto nazionale per la Grafica.

Un ottimo archivio di immagini per dare un’occhiata a questa e altre tecniche è quello dell’Art Institute di Chicago, dove è possibile trovare molte incisioni di grandi artisti (etching è un’ottima parola chiave da cui iniziare).

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